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Le mutazioni geniche allungano la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza generale nel carcinoma ovarico


La presenza di mutazioni geniche germinali e somatiche prolungano in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione ( PFS ) e la sopravvivenza generale ( OS ) nelle donne con tumore all’ovaio in fase avanzata in trattamento con Bevacizumab ( Avastin ) più chemioterapia standard.

I ricercatori hanno notato che le mutazioni geniche erano presenti in tutti i tipi istologici di tumore ovarico.
Da ciò ne deriva che l'istologia non è predittiva di stato mutazionale.

Sono stati presi in esame i dati dello studio di fase 3, randomizzato, GOG ( Gynecologic Oncology Group ) 218.
E’ stato valutato il ruolo di Bevacizumab più Carboplatino e Paclitaxel nelle donne con carcinoma ovarico primario avanzato, tumore delle tube di Falloppio e carcinoma peritoneale.

L’obiettivo era quello di verificare se le mutazioni nei geni di ricombinazione omologa potessero influenzare la risposta al trattamento.

E’ stato impiegato il test BROCA-HR per sequenziare il DNA germinale e somatico di 1.195 donne che avevano preso parte alla sperimentazione GOG 218.

Nel complesso, 307 donne ( 25.6% ) presentavano un gene ritenuto influenzare la ricombinazione omologa.
Tra queste, 148 ( 48.2% ) avevano mutazioni in BRCA1, 78 ( 25.4% ) avevano mutazioni in BRCA2 e 81 ( 26.48% ) avevano mutazioni nei geni di ricombinazione omologa non-BRCA.

L’istologia non era in grado di predire lo stato mutazionale; tuttavia, una percentuale significativamente più piccola di pazienti con carcinoma sieroso di basso grado presentava una mutazione rispetto ai pazienti con istologia sierosa di alto grado ( 10.9% vs 27%; odds ratio, OR = 0.33; IC 95%, 0.1-0.8 ).

La sopravvivenza mediana senza progressione era maggiore tra le donne con mutazioni in BRCA1 ( 15.7 mesi ), BRCA2 ( 21.6 mesi ) o mutazioni nei geni non-BRCA ( 16 mesi ), rispetto alle donne senza mutazioni ( 12.6 mesi ).

Inoltre, la sopravvivenza mediana globale era di 55.3 mesi tra le donne con mutazioni BRCA1, 75.2 mesi tra le donne con mutazioni BRCA2, 56 mesi tra le donne con una mutazione non-BRCA, e di 41.1 mesi tra le donne senza una mutazione.

Dopo aggiustamento per il trattamento, lo stadio, la malattia residua e il performance status, l’hazard ratio ( HR ) di progressione e di mortalità era significativamente più basso per quelli con mutazioni rispetto a quelli senza mutazioni.
Questo beneficio si è verificato per le donne con mutazioni BRCA1 ( HR per PFS = 0.8; IC 95%, 0.66-0.97; HR = 0.74 per OS; IC 95%, 0.59-0.94 ), mutazioni BRCA2 ( HR per la PFS = 0.52; IC 95%, 0.40-0.67; HR per OS = 0.36; IC 95%, 0.25-0.53 ), e mutazioni non-BRCA ( HR per la PFS = 0.73; IC 95%, 0.57-0.94; HR per OS = 0.67; IC 95%, 0.49-0.9 ).

In conclusione, tutti e tre i gruppi che presentavano mutazioni avevano una migliore, statisticamente significativa, sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza generale, rispetto a quelli senza mutazioni.
Le donne con qualsiasi tipo di cancro ovarico dovrebbero essere sottoposte a test genetico. ( Xagena2016 )

Fonte: Society of Gynecologic Oncology Annual Meeting on Women’s Cancer, 2016

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